LE SALE ESPOSITIVE

Il percorso museale si snoda in 10 sale che raccontano la vita di Gioachino Rossini come fosse un’opera lirica, scandita da un’Ouverture, due Atti e un Intermezzo, in cui le vicende biografiche si intrecciano al contesto storico degli avvenimenti politici e culturali in Italia e in Europa.

OUVERTURE

Sala 1 – Sala degli specchi

L’ingresso – ouverture è il grande salone degli specchi e delle colonne, funzionale ad accogliere incontri ed eventi.
Si trova qui il pianoforte Pleyel, appartenuto al maestro e dal lui donato – apponendo secondo l’uso del tempo la firma sul telaio – al suo medico personale Giacomo D’Ancona in occasione delle nozze con Henriette Oulman a Parigi. Più volte Rossini accompagnò con questo strumento i coniugi che cantavano le sue musiche da camera. Restaurato e perfettamente accordato, il Pleyel è utilizzabile per concerti da camera.

Il percorso è introdotto da un busto marmoreo di Rossini e un ritratto ad olio su tela di Vito D’Ancona (1840-50), fratello di Giacomo; sulla parete opposta la grande “Veduta di Pesaro” di Francesco Foschi (ca. 1760).

I ATTO

Sala 2 – Infanzia e formazione (1792-1812)

La nascita di Rossini a Pesaro il 29 febbraio 1792, la famiglia, i primi spostamenti in Romagna, a Lugo, Ravenna e Bologna, fino all’importante debutto a Venezia con “La cambiale di matrimonio” (1810).

Si trovano le riproduzioni dei ritratti dei genitori Anna Guidarini e Giuseppe Rossini detto Vivazza e, oltre ai trasferimenti, si racconta dei maestri di Gioachino a cominciare da Primetti, fino a Padre Stanislao Mattei della scuola di Bologna, attraverso i fratelli Malerbi, e le prime composizioni in casa Triossi a Conventello di Ravenna.

Rossini va Venezia, s’innamora di Ester Mombelli e compone la sua seconda opera “L’equivoco stravagante” (1811) seguito dal grande successo de “L’inganno felice” (1812) al San Moisé. Nello stesso anno, compone altre farse: “La scala di seta” e “L’occasione fa il ladro”. Sempre nel 1812, al Comunale di Ferrara esordisce “Ciro in Babilonia” e, al Teatro Valle di Roma, “Demetrio e Polibio”, prima composizione operistica.

Sala 3 – Primi successi (1812-1815)

Rossini ha una relazione con la cantante Maria Marcolini che lo raccomanda all’impresario Domenico Barbaja. Questi lo introduce alla Scala e nell’ambiente dei salotti milanesi. Debutta con “La pietra di paragone” (1812) e diventa l’idolo e la pop star di Milano con più di 50 rappresentazioni. Amelia Belgioioso è tra le sue fiamme.

Torna a Venezia per “Il signor Bruschino”, “Tancredi” e “L’italiana in Algeri” (1813), nello stesso anno “Aureliano in Palmira” inaugura la stagione di Carnevale del Teatro alla Scala. Nel 1814, prima rappresentazione del “Turco in Italia” sempre alla Scala, e al Teatro La Fenice di “Sigismondo”.

Intanto gli austriaci rientrano con Metternich a Milano, Napoleone abdica poi fugge dall’Elba e Murat risale l’Italia contro gli austriaci ma poi è sconfitto. Rossini, che per lui compone un inno d’indipendenza (eseguito a Bologna nel 1815), dopo il ribaltone austriaco si trasferisce a Napoli su consiglio di Barbaja e di Isabella Colbran, soprano e compositrice spagnola.

Sala 4 -Soggiorno napoletano (1815 – 1822)

Nonostante la nomea di sovversivo per l’appoggio a Murat, il re borbonico di Napoli vuole garantirsi l’opera del genio pesarese. Intanto Napoleone è sconfitto a Waterloo. Invitato a Napoli, Rossini diventa direttore del San Carlo. Come Goethe, è sopraffatto dalla bellezza della città animata dai salotti di aristocratici e intellettuali: il Marchese Berio, L’arcivescovo di Taranto, Gabriele Rossetti, Lady Morgan.

Il 4 ottobre 1815 va in scena la prima di “Elisabetta Regina d’Inghilterra” e Stendhal esalta l’interpretazione della Colbran. Rossini convive con lei nel palazzo di Barbaja a Posillipo in un ménage à trois. Compone “L’Otello”, che piacerà molto a Schubert e Mayerbeer, presentato nel 1816 al Teatro del Fondo di Napoli, poiché il San Carlo è stato distrutto da un incendio. Ma nel gennaio 1817 è già ricostruito e vi torna con “Armida”, poi di nuovo nel 1818 con “Mosè in Egitto” e “Ricciardo e Zoraide” e nel 1819 con “Ermione”. Si ritira lentamente dalla città di Napoli dopo la messa in scena di “Maometto secondo” (1820) e “Zelmira” (1822).

Sala 5 – Licenze da Napoli (1815 – 1821)

Viaggia tra Napoli e Roma dove incassa un primo fiasco con “Torvaldo e Dorliska” (1815) al Teatro Valle, con orchestra dilettante. Secondo fiasco il 20 febbraio 1816 al Teatro Argentina col “Barbiere di Siviglia”, commissionato dal duca Cesarini Sforza. La seconda serata però è un gran successo. Ancora a Roma con “Adelaide di Borgogna” e “La Cenerentola” che, rappresentata al Teatro Valle il 25 gennaio 1817, è un trionfo e sarà replicata in tutta Europa.

Nel febbraio 1817 Rossini si sistema a Bologna nella villa di Castenaso con Isabella Colbran. Altro grande trionfo alla Scala di Milano con “La gazza ladra”. In città si tiene distante dalla politica ma frequenta i salotti aristocratici. Rossini ha 24 anni ed è una star.

Rappresenta al San Carlo di Napoli “La donna del lago” nel settembre del 1919. Leopardi, che apprezza la musica di Rossini, ne è entusiasta. Nello stesso anno presenta “Eduardo e Cristina” alla Fenice di Venezia e a dicembre torna a Milano per “Bianca e Faliero” alla Scala con scene di Alessandro Sanquirico. Nel gennaio del 1820 di nuovo a Napoli dove scoppiano i moti carbonari, poi sedati nel 1821 con l’arrivo degli austriaci. A Roma nel 1821 presenta “Matilde di Shabran”. Rossini ha 28 anni e cerca tranquillità.

INTERMEZZO

Sala 6 – Rossini renaissance

Una grande e confortevole ambiente in cui rilassarsi e immergersi nella visione e nell’ascolto dei capolavori rossiniani.
Si possono vedere filmati di edizioni importanti delle sue opere: “Barbiere di Siviglia”, “Pietra del Paragone”, “Matilde di Shabran”, “Mosè in Egitto”, “Cenerentola”, “Guillaume Tell”, con alte prestazioni sonore. A corredo plastici e spaccati di teatri e maquette di scenografie operistiche.

La sala è dedicata alla rinascita rossiniana nella prima metà del Novecento dopo un secolo di oblio, da metà Ottocento in poi, dovuto al cambiamento della cultura e del gusto del pubblico con l’avvento del melodramma romantico.

II ATTO

Sala 7 – In Europa (1822 – 1824)

Il 16 marzo 1822, tornato a Bologna, Rossini sposa Isabella di sette anni più anziana. Si aprono nuovi orizzonti in Europa, pur con ricorrenti visite a Bologna, Firenze e Milano. Per il Congresso di Verona compone nel 1822 le cantate “La Santa Alleanza” e Il vero omaggio”. Metternich lo invita a Vienna intendendo dedicare un’intera stagione al maestro italiano. Qui incontra Beethoven in condizioni di ristrettezza e s’interessa per il suo mantenimento economico. Nel 1823, a Venezia, “Semiramide” chiude la carriera italiana.

Parte con la moglie per l’Inghilterra e il 29 dicembre 1823 fa visita a re Giorgio IV presso il Royal Pavillion a Brighton. Suona col re e col soprano Angelica Catalani e passa sette mesi a Londra dove compone un lamento funebre per la morte di Byron. Al Teatro Nacional de São Carlos di Lisbona nel 1824 va in scena “Adina”, composta nel 1818. Disgustato da cibo e clima lascia per sempre l’Inghilterra il 26 luglio 1824.

Sala 8 – Parigi primo atto (1825 – 1830)

Cinque anni, cinque opere. Nel 1825 accetta da Napoleone la nomina a Direttore del Theatre-Italien a Parigi. Conosce Olympe Pelissier, cortigiana colta. Nel giugno del 1825 compone “Il viaggio a Reims”, una cantata per l’incoronazione di Carlo X. Riceve la Legion D’Honneur dopo la rappresentazione de “La siège de Corinthe” (1826) e “Moise et Pharaon” (1827). Compone “Le Comte Ory” nel 1828 e infine il “Guillaume Tell”, il suo canto del cigno. La prima dell’opera, dopo innumerevoli prove e una gestazione di molti mesi, è rappresentata il 3 agosto 1829.

Dopo il trionfo, Rossini parte per Bologna. Ritrova la vita semplice di provincia ma con Isabella le cose non vanno bene e sente la mancanza di Olympe. Parigi intanto insorge contro Carlo X e nell’autunno del 1830 il compositore vi fa ritorno e si lega sempre più strettamente a Olympe, regina dei salotti attorniata da uomini e artisti illustri.

Sala 9 – Rientro in Italia (1830 – 1855)

Le composizioni religiose di Rossini e il periodo finale della sua vita. Del 1832 è “Giovanna d’Arco”, cantata per mezzosoprano e pianoforte e del 1833 lo “Stabat mater” (prima versione in 13 brani di cui 7 composti da Giovanni Tadolini). Nel 1836 torna a Bologna e si separa da Isabella. Olympe lo raggiunge ma vivono separati in due palazzi.  Nel gennaio del 1838 un incendio distrugge il Theatre-Italien a Parigi. Gran parte del lavoro di Rossini è distrutto. Nel 1841 appronta la versione definitiva dello “Stabat mater” (10 brani di suo pugno, eliminando quelli di Tadolini).

Il 16 agosto 1846 si sposa con Olympe: sposi grassi, invecchiati e depressi. Del 1847 la “Cantata in onore del Sommo Pontefice Pio IX” (composta nel 1846). Scoppia il ’48 e dopo gli insulti al suo balcone di casa, scappa a Firenze dove rimane fino al 1855 comprando case e mobili e frequentando le terme.

Sala 10 – Parigi ultimo atto (1855-1868)

Nel 1855 i Rossini fanno ritorno a Parigi dopo aver venduto tutto a Firenze e Bologna. Napoleone III lo accoglie e ritorna in auge la sua presenza in città. Scrive canzoni che chiama “Peccati di vecchiaia” (dal 1857 al 1868). Qui trova la serenità delle cose semplici: è sempre più il buongustaio per eccellenza.

Nel 1863 scrive la splendida “Petite messe solenne” che orchestrerà un anno prima della morte. Nel 1864 si trasferisce nella sua villa fatta costruire a Passy, vicino a quella di Balzac, con soffitti affrescati con ritratti di Mozart, Beethoven, Cimarosa, Hydin e Padre Martini, grande teorico della musica. La villa diviene leggendaria per i riti del cibo. Nel dicembre 1866 ha un infarto. L’anno dopo compone L’inno a Napoleone III e nel 1868 “La corona d’Italia”.

Rossini muore il 13 novembre 1868 dopo una serie di interventi dolorosi. Dorè ne disegna il volto morente. Il funerale è pagato da Napoleone III e viene sepolto al Pere-Lachaise accanto a Chopin, Bellini e Cherubini. Verdi scrive un requiem in sua memoria. Il compositore lascia la propria fortuna al Comune di Pesaro che ha finanziato il Conservatorio, l’Accademia musicale e nel 1940 la Fondazione Rossini. Lascia anche la collezione Hercolani con dipinti di Bellini, Beccafumi Reni e Tintoretto. Il 22 marzo 1878 muore Olympe. La salma di Rossini è trasferita a Firenze in Santa Croce nel 1870.

SALE MULTIMEDIALI

Sala audio e video
Le opere del compositore fruibili attraverso tablet e cuffie individuali in una dimensione relax.

Postazioni interattive
Orchestra interattiva: muovendo nell’aria la mano si ascoltano estratti diversi delle opere rossiniane isolandone gli strumenti.
Visita virtuale in 3d al Tempietto Rossiniano del Conservatorio Rossini.
Proiezione interattiva del Teatro Rossini.